Interfaccia

Call for Abstracts

 

Come indicato nell’Editoriale attraverso una breve ricognizione tecno-mediale e psico-semantica, il concetto di interfaccia può essere declinato ad almeno cinque livelli profondamente connessi, che permettono di storicizzarlo, di decostruirlo, ma anche di spingersi nei suoi più reconditi risvolti ontologici e metaforici, nella gamma di possibili (in)distinzioni tra umano e non-umano:

- un livello esclusivamente inter-umano, intersoggettivo, il quale designa le complesse forme di interazione linguistica – in particolare la conversazione faccia-a-faccia, con la sua prossemica corporeità, ma anche la sua trasposizione scritturale: tutte le “tecniche del corpo” (per dirla con Marcel Mauss) – che permettono ai membri della nostra specie di umanizzarsi ma anche di restare umani: come è noto, la deprivazione e l’isolamento linguistici portano rispettivamente al ritardo mentale e alla pazzia, mentre l’ascesi, in quanto “tecnica di solitudine” (per dirla con Thomas Macho), implica comunque la capacità di conversare con sé stessi;

- un primo livello ibrido di carattere morfobiologico, antropogenetico e paleontologico, riferito all’interfaccia uomo-animale, uomo-vegetale, uomo-inorganico, ma anche all’interfaccia animale-vegetale, animale-animale e animale-inorganico: una dimensione in cui pensare lo spazio e le tecniche di relazione tra specie diverse al di là, o al di qua del tratto evolutivo specificamente umano della protrusione del volto;

- un secondo livello ibrido, che parte invece dalla nostra tendenza a far parlare il non-umano, ad antropomorfizzarlo e di fatto a re-includerlo nel campo dell’umano, e indica quindi l’interazione o meglio la conversazione, il dialogo tra l’utente umano e la macchina, sia essa un pc, un tablet o un robot (un replicante): da Hal 9000 ad Alexa, l’interfaccia ‘risponde’ letteralmente al bisogno umano di parlare con, e dunque di progettare la facies di un ente inanimato come se avesse un’anima – come se fosse umano;

- un livello tecno-sociale, nel quale gli umani interagiscono e soprattutto conversano ‘faccia-a-faccia’ o, al contrario, si nascondono dietro innumerevoli mascheramenti tecnologici, si confrontano attraverso interfacce non umane, prevalentemente digitali: se l’identità virtuale permette di sottrarsi all’individuazione, la videochiamata in rete rappresenta il superamento digitalizzato della telefonata, dunque l’esperienza di un nuovo spazio inter-facciale che apparentemente si serve, ma in realtà ‘dipende’ dall’interazione ibrida uomo-macchina;

- un ultimo livello esclusivamente ma problematicamente macchinico, dunque sia meta-umano che post-umano, in cui due o più intelligenze artificiali conversano tra loro, ovvero dialogano attraverso interfacce progettate dall’uomo per riprodurre, o al contrario per superare il carattere autoplastico e autoreferenziale dell’interazione umana: a questo livello la conversazione, o meglio la socialità del macchinico, da un lato sembra umanizzare, dall’altro far evolvere le macchine interagenti in un nuovo spazio interfacciale.

La rivista Kaiak. A Philosophical Journey invita gli studiosi ad esplorare questi diversi livelli o accezioni del concetto di interfaccia, esplicitandone i risvolti squisitamente filosofici ma anche le diverse implicazioni tecno-sociali: dall’ontologia cibernetica all’analisi conversazionale, dagli eccezionali sviluppi algoritmici dell’ingegneria elettronica alla psicoterapia online, fino alle nuove forme di socialità virtuale innescate dalla pandemia.

Con riferimento ad uno dei seguenti topics, gli abstract (in inglese, italiano o francese in massimo 750 parole) dovranno pervenire all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro e non oltre il 28 febbraio 2021.

Le proposte pervenute verranno selezionate della redazione entro il 15 marzo 2021.

Gli articoli definitivi, che dovranno pervenire ai medesimi indirizzi entro e non oltre il 30 giugno 2021, saranno sottoposti a double blind peer review.

 

Topics

1) teorie del ‘faccia-a-faccia’

2) evoluzione delle interfacce tecnologiche

3) la conversazione uomo-macchina

4) forme della socialità mediale

5) interfaccia e funzione psy

6) ontologia dell’interfaccia

 

 

Interface

Kaiak. A Philosophical Journey 8, 2021

Call for Abstracts

 

As reviewed in our Editorial, on the basis of this provisional techno-medial and psycho-semantic review, we submit that the term interface can be singled out at least five, deeply interconnected levels, which allow its historicization and deconstruction, but also to enquire into its hidden ontological and metaphorical implications, within the range of the possible (in)distinctions between humans and nonhumans:

1) The exclusively inter-human, intersubjective level, which designates complex forms of linguistic interaction—particularly face-to-face conversation, with its proxemic corporeality, but also its scriptural transposition. All the ‘techniques of the body’, to quote Marcel Mauss, which allow the members of our species to humanize themselves but also remain human. As is well known, linguistic deprivation and isolation lead to mental underdevelopment and illness respectively, while asceticism, as ‘technique of solitude’, implies the ability to converse with oneself;

2) The first hybrid, morpho-biological, anthropogenetic and paleontological level, referring to human-animal, human-plant, human-inorganic interfaces, but also to animal-plant interfaces—think of Deleuze and Guattari’s wasp and orchid—animal-animal and animal-inorganic. This dimension enables us to investigate the space and the techniques presiding over the relations between different species, beyond the specifically human evolutionary trait of the protrusion of the face;

3) The second hybrid level, taking the steps from our tendency to let nonhumans ‘speak’, anthropomorphizing and actually reincluding them within humanity, therefore representing the interaction or conversation, the dialogue between human users and machines, be them computers, smartphones or robots, i.e., replicants. From Hal 9000 to Alexa, interfaces literally ‘respond’ to the human need to talk to, and therefore design the facies of an inanimate institution—as if it had a soul, i.e., as if it were human;

4) The techno-social level, in which humans interact and above all converse ‘face-to-face’ or, on the contrary, hide behind countless technological masks, confronting each other through nonhuman interfaces, mainly digitally. If virtual identity allows us to avoid identification, online videocalls represent the digitized overcoming of telephone calls, therefore the experience of a new inter-facial space that ostensibly uses, but actually ‘depends’ on hybrid, human-machine interactions;

5) The last level, exclusively and problematically machinic, therefore both meta-human and post-human, in which two or more artificial intelligences converse with each other, or dialogue through interfaces designed by humans to reproduce, or on the contrary overcome the autoplastic and self-referential character of human interactions. At this level, the conversation, or rather the sociability of the machinic, on the one hand, seems to humanize these interacting machines, on the other, lets them evolve in new interfacial spaces.

Issue 8 of Kaiak. A Philosophical Journey aims to focus on these levels or meanings of the concept of interface, enquiring into their philosophical as well as techno-social implications: from cybernetic ontology to conversational analysis, from the algorithmic developments of electronic engineering to online psychotherapy, up to the new forms of virtual sociality triggered by the ongoing pandemic.

We therefore welcome contributions concerning, but not exclusively limited to, the following topics:

1) ‘Face-to-face’ theories;

2) Evolution of technological interfaces;

3) The human-machine conversation;

4) Forms of medial sociality;

5) Interface and psychological function;

6) Ontology of the interface.

Abstracts (in English, Italian or French; max. 750 words) should be submitted to Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. or Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. within 28/02/2021. The Editorial Board will communicate the outcome of the selection process to the authors within 15/03/2021. Selected papers should be submitted within 30/06/2021 and will undergo double blind peer review.

 

 

Interface

Appel à contributions

 

Comme nous l’avons indiqué dans l’Éditorial par une courte récognition technomédiale et psychosémantique, il peut y avoir au moins cinq degrés de lecture, profondément interconnectés, pour décliner le concept d’interface, qui permettent de l’historiciser, de le déconstruire, mais aussi de s’enfoncer dans ses aspects ontologiques et métaphoriques les plus cachés, dans la gamme des (in)distinctions possibles entre humain et non-humain :

- Un degré exclusivement inter-humain, intersubjectif, qui désigne les formes complexes d’interaction linguistique – en particulier la conversation face-à-face, avec sa corporéité proxémique, mais aussi sa transposition scripturale : toutes les « techniques du corps » (pour utiliser les mots de Marcel Mauss) – qui permettent aux membres de notre espèce de s’humaniser, mais aussi de rester humains : comme on le sait, la privation et l’isolement linguistiques portent respectivement au retard mental et à la folie, alors que l’ascèse, en tant que « technique de solitude » (pour utiliser les mots de Thomas Macho) implique tout de même la capacité de converser avec soi-même ;

- un premier degré hybride de caractère morphobiologique, anthropogénétique et paléontologique, qui se réfère à l’interface homme-animal, homme-végétal, homme-inorganique, mais aussi à l’interface animal-végétal, animal-animal et animal-inorganique : une dimension où l’on peut penser l’espace et les techniques de relation entre des espèces différentes au-delà, ou en deçà, du trait évolutif spécifiquement humain de la protrusion du visage.

- Un deuxième degré hybride, qui part de notre tendance à faire parler le non-humain, à l’anthropomorphiser et, de fait, à le ré-inclure dans le champ de l’humain, et qui indique donc l’interaction ou mieux la conversation, le dialogue entre l’utilisateur humain et la machine, qu’il s’agisse d’un pc, d’une tablette ou d’un robot (un réplicant) : de Hal 9000 à Alexa, l’interface « répond » littéralement au besoin humain de parler avec, et donc de projeter la facies d’un étant inanimé comme si il avait une âme – comme s’il était humain ;

- Un degré technosocial, dans lequel les humains interagissent et surtout conversent « face-à-face » ou, au contraire, ils se cachent derrière d’innombrables déguisements technologiques, où ils se confrontent à travers des interfaces non-humaines, principalement numériques : si l’identité virtuelle permet de se soustraire à l’individuation, l’appel vidéo en ligne représente le dépassement numérisé de l’appel téléphonique, donc l’expérience d’un nouvel espace inter-facial qui apparemment se sert, mais en réalité « dépend » de l’interaction hybride homme-machine ;

- Un dernier degré exclusivement mais problématiquement machinique, donc à la fois méta-humain et post-humain, dans lequel deux ou plusieurs intelligences artificielles conversent entre elles, c’est-à-dire dialoguent à travers des interfaces conçues par l’être humain pour reproduire, ou au contraire pour dépasser le caractère autoplastique et autoréférentiel de l’interaction humaine : à ce degré la conversation, ou, mieux, la socialité du machinique, d’une part semble humaniser, d’autre part semble faire évoluer les machines interagissant dans un nouvel espace interfacial.

 

La revue Kaiak. A Philosophical Journey invite les chercheurs à explorer ces différents degrés ou acceptions du concept d’interface, en explicitant ses aspects précisément philosophiques, mais aussi ses différentes implications techno-sociales : de l’ontologie cybernétique à l’analyse conversationnelle, des exceptionnels développements algorithmiques de l’ingénierie électronique à la psychothérapie en ligne, jusqu’aux nouvelles formes de socialité virtuelle engendrées par la pandémie.

En faisant référence à l’un des topics qui suivent, les abstracts (en anglais, italien ou français, max. 750 mots) devront parvenir à l’adresse Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. au plus tard le 28 février 2021.

Les propositions seront sélectionnées par la rédaction au plus tard le 15 mars 2021.

Les articles définitifs, qui devront parvenir aux mêmes adresses au plus tard le 30 juin 2021, seront soumis à double blind peer review.

 

Topics

1) Théories du « face-à-face »

2) Évolution des interfaces technologiques

3) La conversation homme-machine

4) Formes de la socialité médiale

5) Interface et fonction psychologique

6) Ontologie de l’interface