La sublimazione pulsionale è un segno che contraddistingue particolarmente il processo di incivilimento; essa fa sì che alcune attività psichiche assai elevate – le attività scientifiche, artistiche, ideologiche – assumano una parte così importante nella vita civile. Cedendo alla prima impressione, saremmo tentati di dire che la sublimazione è un destino forzatamente imposto alle pulsioni dalla civiltà. Ma sarà meglio riflettere su ciò un po' più a lungo [...]”

da S. Freud, Il disagio della civiltà

 

Pur tra molte oscillazioni, nei suoi scritti Freud ha concepito la sublimazione delle pulsioni come il dispositivo più importante del processo di civilizzazione. La possibilità che le pulsioni vengano soddisfatte attraverso una trasformazione della loro meta sessuale e/o aggressiva sarebbe a fondamento della socialità umana e, soprattutto, delle attività intellettuali, scientifiche e artistiche. Il termine include, nel suo plesso semantico, l’idea di elevatezza e di alleggerimento, oltre a quello della trasformazione di stato; include, inoltre, l’idea del differimento temporale del soddisfacimento sessuale e, quindi, come ebbe a scrivere Freud, del suo “giro lungo”.

Lacan ha radicalizzato la nozione di sublimazione fino a pensarla come il campo di emersione del simbolico: è attraverso i processi di sublimazione, che l’umanità sarebbe stata in grado di fronteggiare la violenza strutturalmente inclusa nel suo distacco dalla natura. Per tale ragione la sublimazione non coincide mai con un processo compiuto, perfetto e definitivo, assomigliando piuttosto ad un percorso incompiuto e indefinito che funziona più nelle modalità del suo fallire – come ha ben visto Beckett –, che in quelle della sua realizzazione. Se il campo del simbolico è infatti lo stesso del sintomo, il campo della sublimazione è il medesimo del soddisfacimento delle pulsioni, il che lo rende strutturalmente aporetico, oltre che straordinariamente complesso.

Interrogandosi sulle concrete modalità in cui la libido potesse essere de-sessualizzata per essere sublimata, Freud indicò nel narcisismo un fondamentale ‘tempo intermedio’ di tale trasformazione. Benché la sublimazione, per la sua complessità, non possa essere ridotta all’energia libidica dell’io, ciò significa che nelle società moderne un ruolo centrale viene svolto dalla struttura della personalità e dalle forme della soggettivazione. È per tale motivo che, oggi, la questione della sublimazione, intesa come dispositivo psico-sociale, non può essere separata dalla questione dell’individuo in grado – o non in grado – di sublimare le proprie pulsioni.

Tutto ciò complica ulteriormente il campo della discussione. Se la società contemporanea appare caratterizzata da una diffusa crisi degli ordini simbolici – crisi composita le cui cause sono principalmente mediali, psico-economiche e tecnologiche –, possiamo ancora considerare funzionante il paradigma della sublimazione, per quanto nelle modalità del suo funzionar-fallendo? La crisi degli ordini simbolici non è, per ciò stesso, una crisi dei processi di sublimazione? Inoltre, dal momento che il campo privilegiato sul quale misurare la validità del paradigma freudiano è stato da sempre quello delle espressioni artistiche, è ancora possibile comprendere e valutare la funzione delle arti (a patto che sia mai stato possibile farlo in senso generale) in base ad esso? Infine, siamo così sicuri che il paradigma funzioni e/o abbia funzionato in una sola modalità, quella teorizzata in Occidente dalla psicoanalisi?

Sulla scorta di tali interrogativi, la rivista Kaiak, nei giorni 15-16 marzo 2017, ha organizzato a Napoli, presso il Palazzo delle Arti, un convegno, a cura di Vincenzo Cuomo ed Eleonora de Conciliis, dal titolo La sublimazione. Analisi critica dell’ultima frontiera del simbolico. Lo scopo generale del convegno – al quale sono stati invitati filosofi, psicoanalisti, estetologi, sociologi ed artisti – trova una sintesi nelle seguenti tre domande-guida: 1) la connessione, stabilita da Freud, tra sublimazione e “civiltà umana” è ancora valida?; 2) le forme della sublimazione sono (state) le stesse nelle culture occidentali e in quelle orientali o comunque non europee?; 3) la teoria della sublimazione è utile per comprendere la funzione delle arti, oggi?

Il presente numero 4 della rivista Kaiak raccoglie gli Atti del convegno, arricchiti di altri contributi, provenienti dalla call for paper, che la redazione riterrà particolarmente significativi.

Call for papers:

invio proposte entro il 31 agosto 2017

Selezione entro il 15 settembre 2017

Invio articoli entro il 15 novembre 2017

 

Topics:

Sublimazione e perversione

Sublimazione e lavoro

Sublimazione e de-sublimazione repressiva

Vecchie e nuove pratiche sublimatorie nella civiltà globalizzata

Corpo e sublimazione

Pratiche artistiche e sublimazione